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Recensioni
Giovedì 17 Gennaio 2013 20:29

tram desiderio

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO

 

Un classico del teatro del Novecento valorizzato da un allestimento innovativo


Raramente un allestimento riesce ad approfondire in maniera così efficace un capolavoro, a suo modo criptico, come questo del drammaturgo americano Tennessee Williams, così come vi riesce lo spettacolo diretto da Antonio Latella. Un allestimento che non esita a sperimentare forme espressive audaci e provocatorie nella loro aderenza alla realtà. La vicenda è ambientata a New Orleans e racconta di Blanche, una donna profondamente segnata dalla vita, che cerca rifugio nel mondo della sorella Stella e del suo ruvido marito Stanley, un mondo tanto diverso da quello aristocratico nel quale è cresciuta. L'ha condotta lì un tram chiamato “desiderio”, come il suo desiderio di rimanere aggrappata alla vita. Ma le tensioni ed i conflitti che si vengono a creare deteriorano ulteriormente il suo stato psicologico, fino a condurla alla pazzia.

Nell’indagare la psicologia di Blanche ed il suo dramma, l’autore mette a confronto il mondo dell’aristocrazia decadente e quello del proletariato rampante, due mondi inconciliabili nella società americana puritana ed integralista dell’immediato secondo dopoguerra. Paradossalmente la messinscena sembra stravolgere, quasi dissacrare, il testo di Tennessee Williams, smontandolo e rimontandolo, riducendolo a pre-testo per inscenare qualcos’altro, attraverso una frantumazione e ricomposizione arbitraria. Ma questa è solo la prima impressione, poiché basta poco per rendersi conto di come la rappresentazione riesca invece a coglierne tutta la forza dirompente, riversandola sullo spettatore ancor più amplificata. Non c’è un attimo di monotonia, il ritmo ed i toni spaziano da un estremo all’altro con continue inversioni.

 

TRAM DESIDERIO 3

Punti di forza sono la fisicità e la vocalità degli attori, chiamati a non risparmiarsi, ed un gioco scenico che sottintende le azioni accessorie, per focalizzarsi su quelle più forti. La scena è aperta, il grande spazio del palcoscenico ospita le tre stanze della casa di Stella e Stanley, senza pareti, connotate dagli elementi di arredo, più stilizzati che reali (tavolo e sedie per il soggiorno, letto matrimoniale per la camera da letto, vasca per il bagno), sui quali sono montati fari e microfoni. Lo spazio è dunque contemporaneamente luogo dell’azione e infrastruttura al suo servizio, la storia vista da fuori e da dentro nello stesso momento. Fasci di luce investono anche la sala, variamente ma costantemente illuminata, sferzando gli spettatori, come ad estendere il raggio d’azione per un maggior coinvolgimento. Particolare è la presenza di una figura a metà tra il narratore ed il regista, che introduce, sottolinea e guida le azioni dei protagonisti, oltre a visualizzare le didascalie, facendo solo immaginare che certe azioni siano realmente avvenute (vedi i passaggi da una stanza all’altra, in molti casi solamente assunti). Si tratta in realtà del personaggio del dottore (impersonato da Rosario Tedesco) della clinica nella quale Blanche viene internata alla fine della storia. Lo spettacolo segue infatti un ordine inverso, dove è proprio il dottore a condurre una sorta di flash back.

tram desiderio 2

Frequente è l’uso di voci, rumori e fragori improvvisi fuoricampo, che aumenta il senso di straniamento. Le musiche di scena sono rock duro contrapposto all’estaticità di frammenti del Rosenkavalier di Strauss (il cavaliere con le rose sognato da Blanche). Superlativa la prova di Laura Marinoni nel ruolo di Blanche, capace di condurre il suo personaggio tra alterni stati d’animo, paura, isteria, desolazione, eccitazione e di renderlo estremamente vero. Le fa da contrapposto una brava Elisabetta Valgoi, che incarna una Stella caratterialmente meno fragile ma anche meno profonda della sorella e con un piglio più sbarazzino e fatalista nei confronti della vita. Rude ed energico lo Stanley di Vinicio Marchioni, rozzo ma anche risoluto e non privo di principi. La sua è una prova molto fisica, che ben esprime la vitalità irrequieta del giovane immigrato polacco. Notevole anche la prova di Giuseppe Lanino nei panni di Mitch, bravo ad esprimere tanto l’impaccio e la timidezza, quanto la rabbia e la frustrazione per un vivere non scelto, ma subìto. Annibale Pavone veste adeguatamente i panni di Steve e di Eunice (nella duplice caratterizzazione maschile e femminile) e dell’infermiere. L’innovazione apportata da questo allestimento dimostra come i pezzi classici del teatro possono perpetuare la loro vitalità attraverso scelte coraggiose, che hanno la forza e la freschezza del nuovo.

 

di Paolo Corsi

 

Autore

Tennessee Williams

Regia

Antonio Latella

Genere

Dramma

Compagnia/Produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione

Cast

Laura Marinoni – Vinicio Marchioni – Elisabetta Valgoi – Giuseppe Lanino – Annibale Pavone – Rosario Tedesco

Descrizione

Un viaggio introspettivo nella mente di una donna ferita ed una fotografia di un conflitto tra due mondi inconciliabili. Lo scontro è ambientato all’interno di una società americana, illusa, viziosa ed in graduale disfacimento, in pieno mutamento all’indomani della Seconda guerra mondiale.

Trento - Teatro Sociale - 16 gennaio 2013

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 12:36