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Recensioni
Mercoledì 23 Gennaio 2013 16:56

PROCESSO ALLA BANALITA' DEL MALE

Il male più terribile è quello che non si spiega

processo banalita

Ciò che di più inquietante troviamo nel male è il suo sfuggire al pensiero che lo vorrebbe analizzare e capire. Più dei risultati delle azioni da esso ispirate ci spaventa la nostra incapacità di comprenderle, di attribuirvi un qualche senso. Processo alla banalità del male è uno spettacolo teatrale tratto dal libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, che l’autrice pubblicò dai suoi resoconti di reporter al processo ad Hadolf Heichmann, ritenuto uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei. L’idea che si fece la Arendt circa i crimini perpetrati da Eichmann è che essi non fossero attribuibili ad un’indole maligna, ma piuttosto all’inconsapevolezza delle proprie azioni, dettate dall’imperativo categorico dell’obbedienza agli ordini, per il fine condiviso della salvaguardia del Reich. Così anche nella drammaturgia di Maura Pettorruso, che ha curato anche la regia dello spettacolo, questo concetto è riportato nell’ostinata riproposizione da parte dell’imputato delle proprie motivazioni difensive.

Su una scena spoglia e poco illuminata, tre attori interpretano i ruoli di giudice (Andrea Brunello), avvocato dell’accusa (Stefano Detassis) e imputato Adolf Eichmann (Alessio Dalla Costa), insistendo in un interrogatorio che gira a vuoto, nella vana ricerca di risposte che soddisfino la curiosità umana più che l’indagine giudiziaria, peraltro già appurata ed inconfutabile. Non si cerca dunque l’ammissione di colpevolezza, ma piuttosto il perché di tanto male, pretendendo un’autocondanna morale che non può arrivare. Dati i contenuti, lo spettacolo non manca di pathos e intensità per tutta la sua pur breve durata (una quarantina di minuti in tutto), anche se dal punto di vista teatrale il tutto si riduce a poco più di una lettura scenica. Tutto è infatti affidato quasi esclusivamente al testo, mentre la messinscena è avara di azioni, anche piccole; solo l’incessante ripiegare un foglio di carta da parte di Eichmann, o il giocare con l’accendino da parte dell’avvocato movimentano una scena altrimenti piuttosto statica.  Di tanto in tanto uno stacco con voci fuori campo permette agli attori dei cambi di posizione che consentono di riprendere fiato e rilanciare il racconto. Apprezzabili, d’altro canto, i semplici ma efficaci giochi di luce, che lasciano in penombra il giudice e l’avvocato, per concentrare l’attenzione sull’imputato. Simile all’utilizzo della lampada da interrogatorio, questo effetto accresce l’aspettativa di una condanna della banalità del male, esplicita o almeno colta al volo sull’impassibile volto di Eichmann. Il finale rimane coerentemente sospeso, come il pensiero che rimane in preda alla frustrazione per aver tentato in tutti i modi di andare alle radici del male, senza trovare nulla. L’apprezzabile iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria e la nutrita partecipazione di pubblico giovane è sicuramente un buon segno, anche se dal punto di vista della proposta teatrale era lecito aspettarsi qualcosa di più.

 

di Paolo Corsi


Autore

Maura Pettorruso (da Hannah Arendt)

Regia Maura Pettorruso
Genere Teatro civile
Compagnia/Produzione Trentospettacoli
Cast Andrea Brunello - Alessio Dalla Costa - Stefano Detassis
Descrizione

Un testo per ricordare la sconvolgente razionalità dello sterminio degli ebrei. Uno spettacolo per capire, analizzare, non dimenticare uno dei periodi più agghiaccianti della storia del Novecento.

Trento - Teatro Portland - 19 gennaio 2013


Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 12:28