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Venerdì 26 Aprile 2013 11:57

DOVE SONO JIM E RODRIGO?

La storia di due bambini nel dramma della dittatura cilena

Jim e RodrigoL’11 settembre del 1973, con il golpe del generale Pinochet che rovesciò il governo di Salvador Allende, il Cile visse uno dei più drammatici momenti della sua storia. Ma una nazione è fatta di individui, e la storia è fatta dalle storie delle persone, i cui drammi nascono da quelli che vive l’intera comunità e vi si sommano. E’ il caso raccontato dallo spettacolo teatrale “Dove sono Jim e Rodrigo? Storia di due bambini nel dramma della dittatura cilena” della scrittrice Luisa Pachera, messo in scena dall’Associazione culturale Grenzland con la regia di Daniela Vivori. Il 24 dicembre del 1973, Jim e Rodrigo, due bambini di sette ed otto anni, escono a giocare, per far trascorrere in fretta e nella consueta spensieratezza l’attesa della magica notte di Natale e del “Viejo Pascuero”, il Vecchio Uomo del Natale. Anche a casa c’è un’atmosfera felice, a dispetto del brutto momento che sta vivendo il Paese. Ma quell’atmosfera si carica poco a poco di angoscia, per il fatto che i due bambini tardano a rientrare. All’attesa serena del Natale se ne sostituisce una carica di tensione e che finirà, tragicamente, solo quattro anni dopo, con il casuale ritrovamento dei poveri resti di Jim e Rodrigo.

Proprio questi quattro anni sono il centro del racconto, dove la protagonista è la madre di Jim, impegnata in una disperata lotta contro l’arroganza del potere militare, vittima di soprusi e umiliazioni, addirittura sospettata di essere responsabile della sparizione del figlio. La verità, come sospettato per tutto il tempo, è che Jim e Rodrigo sono stati uccisi dai militari di guardia ad un vicino deposito e che il fatto è stato deliberatamente occultato. E’ una verità evidente, benché non riconosciuta dalle autorità, per la quale nessuno dei responsabili è chiamato a pagare. Alla fine l’unica consolazione per i genitori è quella di aver ritrovato il figlio, per il quale solo ora si può finalmente pregare perché riposi in pace. La storia si intreccia con quella dell’intero Paese ed il racconto della madre di Jim si alterna alle testimonianze di chi ha vissuto quel tragico periodo. Ci sono persone comuni e personaggi famosi, come il cantautore Victor Jara ed il poeta Pablo Neruda, che attraverso le loro canzoni e poesie riportano le emozioni di quegli avvenimenti. La genesi dello spettacolo spiega la forza della sua carica emotiva. Si tratta innanzitutto di una storia vera, che a Luisa Pachera è stata raccontata direttamente da una testimone d’eccezione, la sorella del Jim di cui narra la vicenda (che ha anche un ruolo nello spettacolo in qualità di voce e figura fuori campo, che riprende e sottolinea i momenti usando lo spagnolo, la lingua di quei fatti). Strutturalmente lo spettacolo è organizzato in quadri, separati ogni volta da uno stacco con due ballerini di tango (peraltro molto bravi). C’è anche un’interazione multimediale, con la proiezione di immagini dell’epoca, musiche e i già citati interventi della voce narrante. Per i tempi teatrali, che mal tollerano la ripetitività, si tratta però di un’organizzazione penalizzante. Anche se non mancano i tentativi di introdurre varietà, attraverso l’alternanza delle testimonianze, il tutto si riduce ad una successione di monologhi (penalizzati, tra l’altro, dall’insufficiente volume delle voci recitanti), che alla lunga appaiono monotoni, per quanto interessanti nei contenuti. La dolenza della madre, ben resa dall’interpretazione dell’attrice protagonista, riproposta allo stesso modo quadro dopo quadro, finisce in una sorta di sovraesposizione, utile forse per rimarcare il dramma, ma controproducente dal punto di vista teatrale. Lo stesso si può dire dell’uso delle luci ed altre trovate registiche, interessanti alle prime manifestazioni, ma deboli nelle successive ripetizioni. Insomma, ad un certo punto il pubblico sa già quello che seguirà di lì a poco, o perlomeno se lo immagina e non ne è più sorpreso. In un giudizio di sintesi potremmo dire che se lo scopo è prevalentemente quello del ricordo e della testimonianza, bisogna riconoscere che lo spettacolo è forte, intenso ed efficace, ma dal punto di vista strettamente teatrale andrebbe quantomeno snellito. Quanto al cast, gli attori hanno dimostrato una buona preparazione ed affiatamento, lasciando intendere che questa giovane associazione può avviarsi a diventare un punto di riferimento nel panorama teatrale non solo locale.

 

di Paolo Corsi

Visto il 20 aprile 2013 ad Ala (TN) – Teatro Sartori

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:07