PDF Stampa E-mail
Recensioni
Venerdì 26 Aprile 2013 12:21

ART

Uno sguardo divertito sulla precarietà dei legami

artPer quanto forti, non è detto che i legami tra le persone siano anche stabili. A volte basta davvero poco per minare quello che in realtà è un equilibrio delicato. Come un lieve soffio può far crollare un castello di carte, così una parola, uno sguardo, un sottinteso o anche un diverbio su una questione banale può rischiare di mandare all’aria una lunga amicizia. Art è una commedia del 1994 di Yasmina Reza, autrice franco-iraniana, che racconta una vicenda di cui sono protagonisti tre amici sulla cinquantina. Serge è un benestante dermatologo che ha appena acquistato per duecentomila euro un quadro di Antrios: una grande tela completamente bianca. Questo, almeno, è quello che vedono i suoi due amici, Marc e Yvan, perché per lui si tratta invece di un amalgama di colori e figure che evocano emozioni e stuzzicano l’intelligenza di chi si è votato all’arte astratta (in dubbio se per una vera maturazione artistica o se per adesione a certe convenzioni sociali). Marc e Yvan non la pensano come Serge circa il quadro, ma, diversissimi per carattere, hanno anche reazioni molto diverse. Quello attorno all’opera d’arte è tuttavia solo un pretesto con il quale l’autrice intende indagare il sentimento dell’amicizia, quella fra uomini in particolare, ed i suoi fragili equilibri.

Il testo non è particolarmente brillante nella sua prima parte, dove si ricorre spesso a monologhi estemporanei per manifestare (direttamente al pubblico) gli stati d’animo dei tre. Espediente drammaturgico che può accelerare e facilitare la conoscenza dei personaggi, ma che di fatto nuoce alla fluidità del racconto, provocando nello spettatore uno straniamento non necessario. Il tutto si fa più interessante, invece, mano a mano che si scava nelle personalità e si analizza il sentimento che unisce i tre protagonisti. L’atmosfera divertita e leggera si fa allora a momenti più seria, lasciando intendere che in gioco ci sia ben più di una semplice divergenza di opinioni. La regia di Giampiero Solari, si adegua ed asseconda al meglio l’incedere dettato dal testo, creando diversi luoghi di azione, solo spostando prontamente di qua e di là sulla scena leggeri pannelli telati. La scenografia richiama il bianco del dipinto e lascia ai giochi di luce il compito di colorare variamente lo sfondo e gli arredi. Si percepisce tuttavia un che di asettico e spoglio, accentuato dall’assenza di musiche di scena. Sul palcoscenico tre attori tra i più rappresentativi del teatro e del cinema italiano: Alessio Boni (Serge), Alessandro Haber (Yvan) e Gigio Alberti (Marc). Per quanto efficaci nelle rispettive caratterizzazioni (diretto e concreto l’ingegnere Marc, insicuro e accomodante il cartolaio Yvan, distinto e snob il dermatologo Serge), non sempre riescono a far funzionare al meglio i meccanismi del gioco d’insieme. Ne esce una rappresentazione dai contenuti interessanti, gradevole, ma avara di sussulti e forse, dato il materiale a disposizione, anche un po’ al di sotto delle aspettative.

 

di Paolo Corsi

Visto il 19 marzo 2013 a Verona – Teatro Nuovo

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 12:29