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Recensioni
Venerdì 26 Aprile 2013 12:29

MALAPOLVERE

A teatro il racconto del dramma dell’Eternit di Casale Monferrato

malapolvereAvere le notizie in breve tempo al giorno d’oggi è alla portata di tutti. Si può dire che possiamo conoscere i fatti quasi in contemporanea al loro verificarsi. Non manca l’informazione e non mancano nemmeno i commenti a caldo, le impressioni, le considerazioni, con le quali si riempiono le cronache di giornali e notiziari. Quello che più spesso manca è una rielaborazione più meditata, capace di allargare lo sguardo e dare elementi per farsi una propria opinione, per maturare un proprio sentimento. In questo probabilmente nulla può avere la stessa forza, lo stesso impatto emotivo e quindi la stessa efficacia di uno spettacolo teatrale. E’ una prerogativa dell’arte, che sa parlare alla persona toccando anche le corde precluse alla ragione. Malapolvere è uno spettacolo teatrale scritto ed interpretato da Laura Curino e tratto dall’omonimo libro-inchiesta della giornalista Silvana Mossano. Si racconta la storia dei danni provocati dall’eternit, la “malapolvere” per l’appunto, prodotto per decenni nello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, le cui polveri cosparse sulla città hanno provocato negli anni la morte di oltre milleottocento persone. L’eternit è stato messo al bando da una legge del 1992, ma purtroppo non basta una legge per fermarne gli effetti nefasti.

Come spesso succede, anche in questo caso si deve parlare di tragedia annunciata (già nel 1938 studi tedeschi informavano circa la sua pericolosità), mentre per le migliaia di persone coinvolte questa triste storia non si può ancora considerare chiusa. Se da un lato la recente sentenza di condanna per la proprietà dello stabilimento ha fatto segnare un passo avanti, dall’altro si calcola che il picco del mesotelioma provocato dall’eternit debba ancora essere raggiunto. Forse è anche per questo che Laura Curino sceglie di tirare in causa testimoni sopra le parti: non solo persone, dunque, ma anche cose, a loro volta testimoni della tragedia in atto. Dal grande albero con le foglie ricoperte da una sottilissima polvere, al cavallo della statua di Carlo Alberto, al fiume che attraversa la città, alla torre, al castello. Tutti testimoni muti ai quali l’attrice presta la voce, per sottolineare quanto le ragioni degli uomini siano così lontane dal buonsenso. Attraverso di lei prendono vita e ad essi si affidano le considerazioni più semplici ed inoppugnabili, che gli uomini non sanno o non vogliono esprimere. Il racconto assume i toni del fiabesco, a momenti anche poetico, senza sminuire l’aspetto drammatico della vicenda. La narrazione alterna l’esposizione cruda dei fatti a momenti di poesia, con immagini evocative proiettate su pannelli con i quali l’attrice gioca, facendoli roteare e passandovi in mezzo, come in un andirivieni da una dimensione spazio-temporale all’altra. Gli stacchi musicali, consoni e puntuali, concedono respiro, allentando la tensione di un racconto intenso. Si capisce in occasioni come questa la valenza del cosiddetto teatro sociale di narrazione. Lo spettatore non viene solo informato, ma coinvolto emotivamente, oltre che spronato a prendere una posizione e a fare, nel proprio piccolo, la propria parte. Un invito alla partecipazione, alla condivisione ed all’impegno in prima persona. Unica condizione perché le cose cambino davvero.

 

di Paolo Corsi

Visto il 21 marzo 2013 a Mori (TN) – Teatro G. Modena

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:07