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Mercoledì 29 Maggio 2013 06:32

SACRIFICIO

sacrificiomailUn interessante spettacolo teatrale come risultato di un ambizioso progetto culturale

Debutto felice al Teatro Cuminetti di Trento di Sacrificio, lo spettacolo teatrale prodotto da Stradanova Slow Theatre, frutto di un progetto culturale di ampio respiro, che tra enti, associazioni e singoli ha coinvolto praticamente tutto il Trentino. Da tempo Stradanova porta avanti l'ideale di un teatro dal territorio e per il territorio, valorizzando risorse locali, anche al di fuori dell'ambito professionistico. Ed è così che ha preso vita questo progetto, che ha coinvolto nel casting oltre duecento ragazzi, per la selezione finale dei sette protagonisti dello spettacolo. Assieme a loro sulla scena, due navigati attori professionisti come Valeria Ciangottini e Pietro Biondi, che assieme a Giulia Lazzarini e Osvaldo Salvi ne hanno curato la preparazione.

Tratto dall'omonimo romanzo di Giacomo Sartori, Sacrificio è uno spettacolo teatrale a suo modo spietato ed inquietante, che osserva in maniera più che indiscreta la vita sociale della comunità di una piccola e angusta valle del Trentino. Non però l'idillio che ci si attenderebbe, conciliato da una natura incontaminata,  bensì il disagio di chi in quei luoghi si sente intrappolato e cerca una via di fuga nell'alcool, nella droga e nello sballo. Ciò che ne deriva è l’alimentarsi di una spirale di violenza che travolge anche i legami più profondi. Uno sguardo provocatorio, dunque, sulle zone d'ombra di realtà che non si è abituati a vedere sotto questa  luce fosca. Con uno stile incalzante, schietto e crudo, il romanzo di Sartori racconta il vuoto ed il disagio di una generazione allo sbando, alle cui storie ci si appassiona con un misto di interesse, pena e fastidio, in un alone di negatività. Non era facile riscrivere per la scena un'opera come questa, tanto sono diversi i tempi ed i linguaggi del teatro da quelli narrativi. Ma in questo caso l'operazione, a cura dello stesso autore, si può dire ben riuscita. Il resto, prima ancora dell'interpretazione dei singoli, lo ha fatto la regia intelligente e fantasiosa di Elena Galvani e Jacopo Laurino.La vicenda parte da un evento drammatico: la morte di un ragazzo, per una bravata dei suoi amici. Un trauma che mina fragili equilibri, aprendo la strada ad episodi di violenza ed autolesionismo. Nel loro ritrovarsi al pub o in baita, tra lattine di birra e pasticche, è sempre più evidente il malessere che i drammi personali procurano, mentre la violenza verbale e fisica diventa l'unico modo di comunicare. L’apice del dramma giunge alla fine, quando una tragedia ancora più grande chiude il racconto. L'ultimo episodio si ispira ad un grave fatto di cronaca nera, realmente occorso alcuni anni fa in un contesto del tutto simile e particolarmente inquietante perché ancora ben vivo nella memoria dei trentini. Nell’epilogo, se di vero epilogo si può parlare, la storia si chiude su se stessa, chiudendo ogni spazio alla speranza. Ciò che salta subito all’occhio nella messinscena è l’aderenza degli interpreti ai personaggi, espressa dalla loro fisicità e dal linguaggio del corpo, prima ancora che dalla recitazione. Evidentemente il laborioso casting e la seguente preparazione hanno dato i loro frutti, se si può dire che gli interpreti rappresentano anche visivamente il profilo psicologico dei personaggi. Se ne apprezza così la buona teatralità,  un po’ acerba forse, ma in alcuni momenti molto convincente. La rappresentazione ha avuto un punto di forza nella regia, che a sua volta si è avvalsa di una scenografia originale e funzionale. L’azione si sposta tra i diversi luoghi di una scena unica, concepita come somma di luoghi che appaiono e scompaiono nei giochi di luce ed ombra. Ottima la trovata della troticoltura costruita lungo il proscenio, con tanto di grate il cui fragore è spesso colonna sonora, assieme agli stacchi di clarinetto eseguiti dal vivo. Alcune trovate sottolineano il realismo dell’azione, come nella scena della preparazione dei salumi, con tanto di lavaggio dei budelli e tritatura della carne, mentre d’altra parte la dimensione vagamente onirica dei monologhi porta la storia nel surreale. Si può dire in definitiva che questo spettacolo è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e preparazione, libero una volta tanto da logiche di mercato, con tempi stretti e costi elevati. Un frutto che ha avuto il tempo di maturare ed offrirsi così fragrante e saporito.

 

di Paolo Corsi

Visto a Trento, Teatro Cuminetti il 24 maggio 2013

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:07