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Recensioni
Giovedì 08 Agosto 2013 10:00

RICCARDO III

Riccardo III scena 3Riccardo è il nostro lato oscuro.
Bella prova di Massimo Ranieri al Festival Shakespeariano di Verona

Come può un classico del teatro smettere di suggestionarci, se indaga le debolezze e le nefandezze degli uomini, che da che mondo è mondo non cambiano mai? E’ per questo che anche Riccardo III rimane una tragedia tristemente attuale. Qui Shakespeare mette in scena la bramosia di potere spinta al massimo grado, quello che sopprime ogni barlume di umanità. Sullo sfondo le lotte fratricide (nel vero senso della parola) per il regno d’Inghilterra, ed in primo piano la figura di Riccardo III, duca di Gloucester, ultimo della casa di York, morto nell’ultima battaglia contro i Tudor. Gobbo e deforme, ma grande affabulatore, uomo senza scrupoli ma a suo modo affascinante, ordisce le sue trame con spietato calcolo, arrivando, attraverso l’eliminazione fisica dei contendenti, al trono d’Inghilterra. La sua figura è al tempo stesso ripugnante ed irresistibile ed incarna il prototipo dell’uomo che cerca il  potere per il potere. Tanto lui quanto il mondo in cui si muove (squalo tra gli squali) esistono in una inquietante dimensione atemporale.

Comprensibile quindi la scelta di Massimo Ranieri, protagonista e regista dello spettacolo che ha debuttato al Teatro Romano di Verona in prima nazionale, di mescolare le carte, con un’ambientazione a metà Novecento. I nobili vestono in smoking ed usano il revolver per regolare i loro conti. A tratti sembra quasi una faida mafiosa o una storia di gangster, tra alcool e sigarette accese ad ogni piè sospinto, il cui fumo diventa parte della scenografia. In contrasto con i costumi l’intera scena cupa, in uno spazio circolare che ricorda la stanza di una torre medievale, le cui quinte sono ante che si aprono e chiudono sulle scene, mentre stacchi musicali all’insegna soprattutto del martellare dei tamburi (le musiche originali dello spettacolo sono di Ennio Morricone), dividono i quadri della vicenda. Massimo Ranieri interpreta al meglio Riccardo, riuscendo a metterne in evidenza tutti gli aspetti, anche i più reconditi, come lo spiraglio di umanità che in un momento di debolezza riesce ad affiorare (“ho paura, ho paura”) per una parziale redenzione in vista della fine. Come a dire che dentro quell’uomo non c’è solo il diavolo. C’è spazio anche per la critica, quasi una satira di stampo brechtiano, contro i guerrafondai di tutti i tempi, nel momento in cui le truppe di entrambi gli schieramenti si danno la carica con i medesimi slogan e gli stessi cerimoniali militari, tipici di tutti gli eserciti. Riccardo III scena 2Per l’occasione Ranieri è attorniato da un numeroso e valido cast, dove ognuno sa bene cosa fare e contribuisce nella giusta misura, calibrando il peso della sua presenza in funzione dell’esigenza scenica. Lo spettacolo è intenso e coinvolgente, con solo qualche allentamento di concentrazione nella parte finale, con alcune incertezze del protagonista. Un Riccardo III comunque imponente e di grande forza, che getta lo sguardo senza indugi nell’angolo più nero dell’animo umano, mostrando la malvagità che vi alberga.

 

di Paolo Corsi

Visto a Verona – Teatro Romano il 19 luglio 2013

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:07