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Recensioni
Mercoledì 28 Agosto 2013 09:08

MEIN HERZ A DRODESERA

CentraleFiesManifestazione d'avanguardia, ma non tutto il nuovo viene per giovare

E’ giunta ormai alla XXXIII edizione Drodesera, la prestigiosa manifestazione che ospita le avanguardie artistiche di teatro sperimentale nella suggestiva cornice della dismessa Centrale di Fies a Drò, in Trentino. Qui gli artisti trovano spazi ideali per le loro installazioni e performance, sperimentando nuovi linguaggi espressivi. Il festival ha luogo ogni anno in estate e nel giro di una decina di giornate dà modo a tanti talenti di avvicinare il pubblico alla loro arte. Per lo spettatore è sempre uno stimolo ad ampliare le proprie vedute, aprire le proprie gabbie concettuali e lasciarsi suggestionare da immagini, suoni, odori e sensazioni difficilmente sperimentabili in altri ambiti. La giornata del 2 agosto ha proposto tre performance molto diverse tra loro. In “T.E.R.R.Y” di Pathosformel (progetto di Daniel Blanga-Gubbay e Paola Villani), si vogliono indagare le dinamiche della competizione. Sopra una grande piattaforma in penombra vengono fatti muovere, senza un preciso disegno, dei carrellini che trasportano ciascuno una piccola pianta. Si fronteggiano e si scontrano di tanto in tanto, mentre tutt'intorno si accendono e spengono tubi fluorescenti di luce violetta.

Come sottofondo il rimbombo ripetitivo di macchinari in azione ed il gracchiare di un vinile che ripropone, appena percettibile, la monotona esposizione accademica di un esperimento sulle piante infestanti. Dopo questo lungo preambolo, entrano tre bambini, che dopo aver perlustrato la scena buia con le loro torce, si fronteggiano a loro volta utilizzando i carrellini, in una competizione con alleanze variabili. Il tutto per quaranta lunghi minuti. In “Anamorphosis” di Philippe Quesne, l'autore si ispira ai rituali comuni della vita ordinaria, trasformati sulla scena in piccole cerimonie. Qui quattro attrici della compagnia giapponese Seinendan di Tokio, inscenano una normale giornata “tipo” di quattro ragazze che partono per un campeggio, chiacchierano attorno al fuoco, preparano la tenda e festeggiano il compleanno di una di loro. A rendere straordinaria la storia è il fatto che prima di viverla le ragazze l'hanno visualizzata grazie a degli speciali visori. Alcuni altri interventi, tra fumi, giochi di luce, musiche ed il finale giocato con insetti fluorescenti, contribuiscono alla rielaborazione in chiave extraquotidiana di azioni quotidiane, conferendone un aspetto cerimoniale. AnamorphosisNello specific site di Michael Fliri “Something uncovered can't be covered again”, l'autore indaga i concetti di vuoto e pieno, chiedendosi se il vuoto, che fa parte delle nostre vite, è qualcosa che nasconde o se va nascosto. L'azione si svolge in una sala completamente buia, con nero alle pareti, e rappresenta la vestizione e preparazione di un cavaliere medievale e del suo cavallo. E' un procedimento di costruzione, in cui l'addetto copre mano a mano le parti del corpo del cavaliere, che sembrano esistere solo in relazione all'armatura. Il tutto si svolge nel più assoluto silenzio, tra l'impassibilità ed immobilità del cavaliere e l'operosità del suo aiutante. Davvero suggestiva l'ambientazione, nella saletta “forgia” della centrale, alla presenza di un piccolo pubblico immerso anch'esso nella scena. L’atteggiamento migliore per accostarsi a questo genere di teatro richiede la liberazione dal pregiudizio ed il desiderio di confrontarsi con il nuovo. Tuttavia non sempre le proposte sono capaci di impattare e lasciare il segno. Innovazione non significa infatti sempre qualità, e come in qualsiasi altro ambito, si possono avere delle piacevoli sorprese oppure assistere ad esperimenti non riusciti. Peraltro non è nemmeno necessario essere degli intenditori per gustare un’opera d’arte, quando questa trasmette, se non proprio dei messaggi espliciti, almeno delle emozioni, ponendosi al limite anche come pura provocazione. Ma per quanto concerne gli spettacoli descritti rimane il sospetto che, nonostante gli interessanti simbolismi e le atmosfere particolari, tanta parte di quanto destinato al pubblico sia rimasto intrappolato nella visione dell'artista. E i gesti di impazienza e disappunto di gran parte del pubblico ne sono probabilmente la più chiara conferma.

 

di Paolo Corsi

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:06