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Recensioni
Mercoledì 28 Agosto 2013 09:21

TUTTO ESAURITO (ovvero, imbroglioni fino in fondo)

Tutto esauritoLa Formica di nuovo in scena con un delicato e malinconico omaggio al teatro, affascinante imbroglio

Con il suo ultimo spettacolo “Tutto esaurito, ovvero imbroglioni fino in fondo”, la compagnia La Formica conferma la predilezione per proposte originali sia  per quanto riguardi i temi che il linguaggio teatrale. L’interesse per l’approfondimento e la sperimentazione è evidente nella ricerca di un modo di fare teatro che sia soprattutto un servizio al teatro stesso, anche se magari a discapito di un consenso immediato. Come accade in questo caso, dove una commedia che è dichiaratamente un omaggio al teatro, lascia lo spettatore un po’ disorientato, alla ricerca del capo e della coda di questo racconto un po’ strano, che forse non lo cattura da subito, ma tuttavia lo accompagna con i suoi echi ben oltre il fine serata. Del resto si tratta di una “storia senza storia” (lo si dichiara candidamente anche in scena), dal sapore un po’ retrò, grottesco e demodé, come si legge in locandina. Scritto per la compagnia da David Conati e Gherardo Coltri (che ne è anche il regista), questa commedia agrodolce è una sorta di favola, sempre in bilico tra realtà e finzione, che racconta con leggerezza e malinconia il triste tramonto di una compagnia di varietà e del suo mondo dimenticato.

I personaggi, dalla soubrette ai ballerini di fila, dalle maestranze ai musicisti male in arnese, residuo di una gloriosa orchestra, sono fuori dal tempo, pupazzi usciti da un baule polveroso (nel vero senso della parola, per qualcuno di loro), rianimati dall’illusione di una nuova replica dello spettacolo, alla quale in cuor loro sanno già che non assisterà nessuno. Così, tra ricordi e rimpianti, cercano di prepararsi al meglio all’esibizione che daranno di lì a poco, dovendo fare i conti anche con le nuove norme di sicurezza, che hanno messo fuori uso alcune loro “armi segrete”, a cominciare dal mitico scalone per la discesa della mitica soubrette, giudicato ora pericoloso e a rischio d’incendio. Il resto lo fanno gli acciacchi dell’età e le controversie della vita che per nessuno è stata facile. Ma queste figure umane conservano integra la loro dignità ed una cosa non li ha mai abbandonati: la passione per la loro arte, che oggi ancora, all’alzarsi del grido “Il Teatro è morto!” li sprona a rispondere con orgoglio “Viva il Teatro!”. L’allestimento è, come sempre, molto ben curato in scene e costumi, ma ciò che ancora una volta colpisce è la totale adesione degli interpreti ai loro personaggi e la loro coesione. L’azione scenica diventa così una musica suonata all’unisono, in un comune moto d’animo, assolutamente funzionale alla visione registica, che sottolinea la compattezza del gruppo e la sua capacità di dare in maniera efficace corpo e voce ad un’idea.

 

di Paolo Corsi

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:06