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Recensioni
Martedì 12 Novembre 2013 15:20

NOI VENETI, chi sono costoro

Noi Veneti copertinaSpassoso spettacolo di teatro canzone dall’omonimo libro di David Conati

Venessiani gran signori, padovani gran dottori, vicentini magnagati, veronesi tuti mati, trevisani pan e tripe, rovigoti baco e pipe. E Belun? Pòrea Belun, te si proprio de nessun! Comincia da qui, dall'incipit di questa famosa filastrocca, il gustoso libro di David Conati (NOI VENETI, ed. Azzurra Publishing) che racconta il popolo veneto, la sua storia, il carattere, le manie e le contraddizioni, in un compendio della “venetitudine”, illustrata attraverso un viaggio virtuale nelle province ed un incontro ravvicinato con i loro abitanti. Un saggio storico? Non solo. Un racconto umoristico? Anche. Una guida turistica? Perché no? Ma soprattutto, una sorta di manuale di istruzioni. Per conoscere i veneti e ricordare anche a loro chi sono, da dove vengono e dove forse stanno andando. A dispetto della globalizzazione, i veneti sono in fondo sempre gli stessi, e certe caratteristiche li accompagnano da secoli. Anche se le si potrebbe ritenere ormai cadute nello stereotipo e nel luogo comune, a ben guardare, sono sempre lì, tali e quali, a mantenere “veneti” i veneti di ieri e di oggi. Del libro, che indaga con rigore storico ed allo stesso tempo con divertita autoironia le peculiarità di questo popolo, lo stesso autore ha realizzato una versione per la scena.

Così NOI Veneti è diventato uno spettacolo teatrale, che ha debuttato al teatro Astra di Vicenza lo scorso 9 novembre 2013. Prodotto da La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile, con la regia di Titino Carrara, lo spettacolo vede in scena, oltre a David Conati, due poliedrici musicisti come Giordano Bruno Tedeschi e Marco Pasetto, autentici coprotagonisti nel racconto, che procede tra ricostruzioni animate di eventi, gag e canzoni originali composte dal trio. Il teatro canzone si mostra anche in questo caso efficace nel raccontare fatti e storie e raffigurare al meglio l'oggetto al centro della narrazione. Gli ingredienti dello spettacolo sono dosati sapientemente, badando bene a tenere il pubblico sempre sulla corda, mai annoiato e mai del tutto appagato. Le canzoni sono orecchiabili ma mai banali, grazie a testi rimati che fanno subito presa e ad arrangiamenti accattivanti. Se si è veneti si ride dei propri vizi e di quelli dei corregionali, lieti in cuor proprio di essere raccontati. Se non lo si è, si ride comunque, perché piace l'ironia con cui gioca lo spettacolo, che non può che suscitare simpatia per questi italiani così diversamente italiani. Noi Veneti scenaIl fondo scena è allestito con pannelli, variamente illuminati, che ricordano carte da gioco poggiate di sbieco, che danno colore e creano movimento. Su una di queste appaiono le figure della "Pissotta", popolare gioco veneto dei primi del Novecento, che ad ogni “giro di dado” si soffermano su un rimando alla città protagonista. Da uno zaino escono fuori come da un cilindro gli oggetti con cui giocare ed interagire, oltre a libri e documenti da cui si attingono erudite citazioni (frequenti quelle dal Dittamondo di Fazio degli Uberti). Una sorta di benevolo inganno, quest'ultimo, che sotto le spoglie seriose del rigore storico nasconde la burla, in pieno ossequio a quel “dilettando educa” che è l'arma segreta del teatro. Pubblico (per l'occasione i “magnagati”) entusiasta e divertito partecipe al fuori programma finale del travolgente ballo collettivo della “bissaboa”.

di Paolo Corsi

visto a Vicenza – Teatro Astra il 9 novembre 2013

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 21:05