IL POVERO PIERO PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 30 Luglio 2014 12:41

Il povero Piero manifestoChe risate per il povero Piero!

La Maschera a confronto con il raffinato umorismo del maestro del teatro dell’assurdo

Si nasce, si vive, si muore, secondo il ciclo naturale che segna il percorso di ciascuno. Un percorso cui si accompagnano riti e cerimonie regolate da prassi e convenzioni. Questa volta però chi è giunto al capolinea, il povero Piero, ha deciso di scombinare le carte esprimendo per tempo la volontà di dare la notizia della sua dipartita solo ad esequie avvenute. Questo sovvertimento delle consuetudini mette tutti in difficoltà, a cominciare dai parenti impegnati nell’arduo compito di organizzare un funerale senza far sapere del decesso, quindi amici e conoscenti, che saputa comunque la notizia, recitano goffamente la parte imposta dalle circostanze. Così tra equivoci, falsi annunci e situazioni paradossali va in scena l’ipocrisia di un’umanità bislacca che si affanna a salvaguardare le apparenze. Achille Campanile mostra con questa commedia, tratta dal suo omonimo romanzo del 1959 e in parte già annunciata nell’antecedente “Visita di condoglianze”, tutta la sua maestria di fine umorista dalla satira graffiante servita sul piatto di una comicità sottile ed irresistibile, ciò che contribuisce a farne uno dei padri del teatro dell’assurdo.
La rappresentazione della Compagnia Teatrale La Maschera, diretta da Ermanno Regattieri, parte con il piede giusto, mostrando già nel prologo di aver recepito il senso del comico di Campanile e di saperlo reinterpretare in maniera originale ma sempre pertinente. Anche i piccoli adattamenti del testo alla conformazione del cast non ne alterano significativamente la struttura. La verve è quella giusta, il ritmo sostenuto, gli interpreti spigliati.

Peccato per il mezzo scivolone che ha fatto scadere per un tratto il raffinato e arguto umorismo di Campanile in un non proprio esaltante momento di teatro “nazional popolare”, prendendo a prestito dall’attualità personaggi e formule, caricaturati a dovere per il facile e puntuale consenso del pubblico, che purtroppo in questi casi è spesso compiacente. Il povero Piero scena 2Libere e riuscite citazioni (la Frau Blücher del Frankenstein Junior) affiancano quelle del testo (“signorina Lola, permette una parola?”) che però vengono sottolineate in maniera forzata (come quando si vuole spiegare una barzelletta). Piccoli episodi che hanno inserito qualche ombra tra le tante luci di questa rappresentazione. Bella e funzionale nel suo minimalismo la scenografia, un divanetto e due sedie in tutto, nel bianco totale della scena. Inconsueta (anche se non del tutto originale) la realizzazione degli accessi alla scena attraverso i tagli nelle tele del fondale unico. Il nutrito gruppo di interpreti, impegnato in alcuni casi anche in doppie parti, si è mostrato all’altezza di un testo che è ormai un classico del teatro dell’assurdo, ma che non è così facile tradurre in una messinscena che ne evidenzi la genialità. Numerosa la presenza di attori giovani dalla già solida tecnica attoriale. Particolarmente apprezzati, tra questi, Federico Tiberti nei panni di Demagisti e Valentina Spaletta Tavella in quelli di Lola. Il numeroso e affezionato pubblico, che ha atteso fiducioso per oltre un’ora che Giove pluvio si concedesse una pausa, ha ricambiato con calorosi applausi l’ottima prestazione.

 

di Paolo Corsi

Visto a Verona – Chiostro S. Eufemia il 28 luglio 2014

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Agosto 2014 07:55