CORTI IN CORSO - LA COPPIA PDF Stampa E-mail
Recensioni
Venerdì 08 Agosto 2014 13:21

Corti locandina

Brevi esplorazioni di piccoli universi dove il maschile e il femminile si incontrano

La proposta culturale dell’estate teatrale veronese non si limita agli eventi, tipicamente estivi, allestiti nei tanti spazi all’aperto della città, ma offre anche serate insolite per il periodo ma altrettanto interessanti. Insolite per il luogo scelto, in questo caso al chiuso del Teatro Camploy, e interessanti per più d’un motivo. Per l’uso non convenzionale del teatro, per esempio, del quale, in occasione dei corti sul tema della coppia, sono stati utilizzati, oltre al palcoscenico, anche altri spazi disponibili all’interno di questa particolare struttura. E’ qui che gruppi itineranti di spettatori hanno assistito a quattro diverse rappresentazioni, accomunate dal tema della coppia e dalla brevità delle performance. Il progetto, ideato da Jana Balkan e Isabella Caserta, ha impegnato quattro compagnie, incaricate di sviluppare liberamente il tema della coppia e di confezionarlo in un corto della durata di una ventina di minuti. Grazie all’efficace allestimento degli ambienti, tanto le performance che lo stesso itinere sono stati percepiti come un unico spettacolo, in un’atmosfera raccolta e intimistica. Quanto ai corti l’offerta è stata estremamente variegata.
La Compagnia Stefano Cenci ha presentato Io, mostro di Stefano Cenci e Francesca Ferri, con Elisabetta di Terlizzi e Francesco Manenti, e la regia di Stefano Cenci. Si tratta di un pezzo di teatro-danza con componenti multimediali, filmati e voci registrate, nel quale si affronta la difficoltà del guardare all’altra metà del proprio mondo a due. Sotto il condizionamento di quello che noi siamo, abbiamo paura del “mostro” sconosciuto che ci appare. Ma in amore non bisogna capire e bisogna essere consci che la realtà è distorta dal nostro modo di guardarla. Il racconto è affidato ai corpi di due danzatori che si studiano, si osservano, si cercano e infine si accostano, liberi dagli abiti così come dagli schemi mentali. Inizialmente impacchettati dentro impermeabili e vestiti, restano infine seminudi, a favore di una comunicazione libera, spontanea e intensa.
La Compagnia Teatro Scientifico con il suo Che ne dici di venirmi a salvare? di Guido Catalano, interpretato da Isabella Caserta e Francesco Laruffa, racconta l’evoluzione (o involuzione) di un rapporto di coppia fatto di momenti idilliaci, schermaglie, liti, abbandoni e ricongiungimenti. L’ambientazione che in principio sembra evocare atmosfere shakespeariane si fa poi più indefinita, di un’atemporalità che vuole ricordare che il tema è sempre “caldo”, in tutti i tempi e fin dalla notte dei tempi. Cambia tutto attorno alla coppia, ma non cambiano le forze di attrazione e rifiuto che da sempre agiscono tra i due poli contrapposti del maschile e del femminile.
Con gli spettatori seduti sul palcoscenico in fronte alla platea vuota e con lo sguardo su una scenografia di tronchi e rami sospesi, va in scena Maledetta primavera di Enrico Castellani, ad opera della Compagnia Babilonia Teatri. Dire che “va in scena” è in verità una forzatura, poiché in scena non ci va proprio nulla. Ci va, se così si può dire, solo un lungo monologo con la voce registrata di Valeria Raimondi, che racconta come una donna rimasta in Italia con il figlio vive gli echi della Primavera araba, alla quale il marito egiziano si è associato, recandosi in patria a combattere per il suo paese. Nelle parole della donna, pronunciate con rabbiosa monotonia, traspare la disillusione e il senso di impotenza, la distanza tra due mondi che fanno fatica a capirsi, complice l’ignoranza e l’inconsapevolezza. Il corto si conclude sulla canzone “Maledetta primavera” e con una cascata di petali di rosa prontamente raccolti dalla ramazza di un addetto (attore?) del teatro. La proposta appare francamente un po’ povera e sicuramente al di sotto delle aspettative, considerato il curriculum di Babilonia Teatri.
L’ultimo corto, al quale assistono tutti gli spettatori assieme, va in scena in un piccolo spazio ricavato sul grande palcoscenico ed è intitolato La seggiovia, della Compagnia Fratelli Dalla Via, con Marta e Diego Dalla Via. Protagonista è la coppia di sciatori Alberto e Bertilla, durante la risalita in seggiovia. Sembra un viaggio destinato a non terminare mai, durante il quale hanno modo di ignorarsi, punzecchiarsi e battibeccare su tutto. Sono personaggi un po’ grotteschi, deformati dalla noia e dall’abitudine, pettegoli e completamente spoetizzati, che affrontano i temi della vita, consueti e banali, in maniera tragicomica. Il ritmo vorticoso del battibecco, l’uso del dialetto, la vacuità delle riflessioni, rendono il corto assai divertente. Si ride anche al solo vederli, con le loro smorfie sotto le maschere da sci, si ride sottilmente e in continuazione, di un riso dal sapore a momenti agrodolce.
E’ evidente che il tema della coppia offre una quantità di spunti praticamente illimitata ed è proprio per questo che si apprezza quanto il teatro, con la sua molteplicità di linguaggi, sia in grado di fare sintesi e di aprire, attraverso piccoli segni, ad un’infinità di riflessioni.
Una serata che, nata come ripiego per l’ennesimo dispetto di questa estate piovosa, si è rivelata al contrario una bella sorpresa.

di Paolo Corsi

visto a Verona – Teatro Camploy – 24 luglio 2014


Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Agosto 2014 13:44