IL MERCANTE DI VENEZIA PDF Stampa E-mail
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Giovedì 20 Novembre 2014 14:20

Il Mercante di VeneziaGrande Albertazzi, ma piccolo quasi tutto il resto

Luci e ombre nel Mercante shakespeariano di Ghione Produzioni

Alla partenza sprint della 30esima Stagione di Prosa del Comune di Ala, con il gustoso Match di improvvisazione teatrale, si è cercato di aggiungere subito anche il “botto”, portando al Sartori un’icona del teatro italiano qual è Giorgio Albertazzi. Per l’occasione nei panni dell’ebreo Shylock nella commedia shakespeariana Il mercante di Venezia, Albertazzi si è presentato con un contorno di giovani talenti e con il sostegno dell’esperto e bravo Franco Castellano (nel ruolo di Antonio). La vicenda percorre trame parallele, con i protagonisti impegnati a risolvere i loro conflitti amorosi, ma fulcro di tutto il racconto è l’usuraio ebreo Shylock. La storia portante si basa sull’accordo stipulato tra questi e il gentiluomo Antonio, al quale Shylock presta una cospicua somma, con il pegno di una libbra di carne del corpo dello stesso debitore, qualora questi alla scadenza dovesse rivelarsi insolvente. La malasorte fa si che il destino sia proprio questo, destino che rischia di trascinare nella disperazione anche il giovane Bassanio, vero beneficiario del prestito per la conquista della bella Porzia. Saranno proprio Bassanio e i suoi amici, con la complicità della figlia dell’ebreo, ad architettare un piano per sovvertire la giustizia delle leggi veneziane e vendicarsi della crudeltà di Shylock. In realtà la vendetta non è che un infierire verso una figura invisa ai veneziani, risentitamente ostili all’ebreo ed alle sue pratiche. Una vendetta altrettanto perfida, che si traduce però in una mezza sconfitta. Non solo Shylock, infatti, esce sconfitto, raggirato, tradito e abbandonato, ma anche la coerenza e l’onestà dei suoi oppositori, sedicenti “cristiani”. La scena consiste praticamente nel solo ponte veneziano, che attraversa per intero il palcoscenico. L’essenzialità funziona, poiché davvero non si sente la mancanza d’altro (benché fossero previsti anche altri elementi scenici, sacrificati per le ridotte dimensioni del palco). La regia di Giancarlo Marinelli si limita a muovere i personaggi secondo la più scontata logica, aggiungendo solo il “di più” dei filmati proiettati sul telo bianco dello sfondo. Immagini che vorrebbero caratterizzare, a volte anche in maniera provocatoria, la messinscena, creando contrasti che per la verità passano piuttosto inosservati. Ricca la presenza di musiche di scena e importante l’uso dei colori di luce sul medesimo sfondo. Albertazzi disegna uno Shylock saggio e ironico, che tiene il pubblico sempre in bilico tra il sentimento di simpatia e il biasimo. Non c’è infatti alcun mutamento di trasporto verso questo personaggio, che si accompagni al mutare della situazione, quando questi da persecutore diventa perseguitato. Vi è piuttosto la tendenza a solidarizzare con lui, che per tutta la commedia muove a riflettere sui temi della giustizia e della coerenza, che evidentemente difettano entrambe anche ai buoni cristiani. L’efficace caratterizzazione di Albertazzi sta tutta nei gesti molto piccoli, nella parola talvolta accelerata (quasi sbrodolata) ma mai enfatizzata. Una scelta interpretativa anche intelligente, se vogliamo considerarla condizione pressoché obbligata per un attore ultra novantenne. Purtroppo Albertazzi è una delle poche cose che davvero funzionano nello spettacolo. Il gruppo di attori che lo attorniano, con l’eccezione di Castellano e della divertente Cristina Chinaglia nei panni di Job, non solo non appaiono all’altezza del grande mattatore (e ci mancherebbe altro) ma nemmeno sanno brillare un po’ di luce propria. Al contrario di quella proposta da Albertazzi la loro lentezza (di movimento ma anche di battuta) si soffre oltre misura. Può darsi che si tratti di una scelta registica, anche se l’impaccio a tratti palpabile sembrerebbe negarlo. Non appaiono affatto disinvolti e di ciò ne fa le spese lo spettacolo, che è pur vero che ruota attorno al prim’attore, ma non può dipendere totalmente da lui.
Insomma grande emozione per la presenza di uno degli ultimi mattatori del teatro italiano, ma non l’entusiasmo atteso per questa occasione.

di Paolo Corsi

Visto ad Ala – Teatro G. Sartori – il 18 novembre 2014


Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Novembre 2014 20:48