RIGOLETTO PDF Stampa E-mail
Recensioni
Lunedì 08 Dicembre 2014 13:52

Rigoletto soloUn gobbo che canta? Perché no!

Allestimento molto tradizionale ma di qualità del Rigoletto di Verdi a Trento

“Un gobbo che canta? Perché no! … Io trovo appunto bellissimo rappresentare questo personaggio esternamente deforme e ridicolo, ed internamente appassionato e pieno d’amore”. Così scriveva Giuseppe Verdi al presidente della Fenice Marzari il 14 dicembre 1850. L’argomento della lettera era lo spinoso problema sollevato dalla censura austriaca. Il dramma di Victor Hugo Le roi s’amuse (Il re si diverte), dal quale Francesco Maria Piave aveva tratto il libretto per Rigoletto, era considerato troppo scandaloso per le tematiche: offendere un sovrano raccontando in maniera così libertina le sue avventure amorose, non era accettabile. Così un sovrano (Francesco I di Francia) viene “degradato” a Duca di Mantova, e Verdi dedica la sua attenzione al servitore deforme, esplorandone con la musica la complessa psicologia. Giustamente Giuseppe Verdi entra a pieno titolo nell’elenco dei grandi drammaturghi della storia del teatro. Pochi come lui sanno dedicare tanta attenzione all’impianto drammatico, mentre sul fronte musicale il suo genio si esplica nello sforzo di far corrispondere la musica ai sentimenti profondi dei personaggi. Rigoletto inaugura la splendida “trilogia popolare”, che comprende anche La traviata e Il trovatore, dove non mancano elementi di provocazione (si pensi alla scandalosa attualità della cortigiana Violetta), che Verdi non si fa scrupolo a rappresentare, mettendosi in perenne contrasto con la censura. Certo l’allestimento coprodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena e il Centro Servizi Culturali S. Chiara, visto al Teatro Sociale di Trento, non può certo dirsi scandaloso. Anzi, benché per il regista Giandomenico Vaccari non si possa parlare di spettacolo tradizionale, quanto visto non può che collocarsi nel solco della tradizione più classica. Sono classiche le scenografie e i costumi, così come le caratterizzazioni dei personaggi, tutto quanto fatto bene, non c’è che dire, e all’insegna del più spinto realismo, ma davvero niente di sorprendente. Ci sono, in vero, alcuni tentativi di offrire una chiave di lettura alternativa, inseriti tra le scene di un dramma che di per sé si spiega da solo, nella forma di brevi flash retrospettivi, che hanno l’intento ti riassumere e presentare fatti e antefatti. Ma la loro forza risulta abbastanza irrilevante e il loro valore aggiunto tutto sommato di poco peso. Il realismo o almeno la verosimiglianza appaiono obiettivi importanti per la regia, che forse si preoccupa eccessivamente di certi dettagli (era proprio necessario tramortire Rigoletto per poterlo bendare?). Insomma un “già visto” comunque di qualità, sicuramente apprezzato da gran parte degli spettatori.

Per quanto riguarda l’aspetto musicale non ci si può certo lamentare. L’orchestra Haydn di Bolzano e Trento ha fatto la sua bella figura sotto la direzione del M. Giovanni Di Stefano, che l’ha condotta con mano sicura in un’interpretazione rispettosa della partitura, non priva tuttavia di qualche apprezzabile spunto originale. Il Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena, preparato dal M. Stefano Colò, ha fatto decisamente bene la sua parte: il ristretto numero di voci maschili richiesto per quest’opera si è fatto apprezzare tanto dal punto di vista musicale che scenico. Molto bene anche il gruppetto dei comprimari, alcuni dei quali apparsi addirittura sottoutilizzati per le doti vocali che hanno lasciato intendere. Rigoletto 2Quanto ai protagonisti, buona la prova del tenore coreano Ho-Yoon Chung (Duca di Mantova), che è andata in crescendo nel corso dell’opera. Voce importante e ben timbrata, solo un po’ in difficoltà nel tenere l’appoggio nella mezza voce. La soprano serba Milica Ilic (Gilda) ha fatto sentire delle ottime cose. Voce stentorea ma anche buona capacità di controllo, ha come unica pecca quella di aver caratterizzato una Gilda eccessivamente eroica per questo personaggio votato al sacrificio, non a caso da sempre appannaggio dei soprani leggeri e lirico-leggeri. Perfettamente inquietante con il suo timbro da basso profondo e per l’adeguata presenza scenica lo Sparafucile del basso russo (nato in Crimea, nella ex URSS) Michail Ryssov, così come è risultata a suo agio (soprattutto scenicamente) nel ruolo di Maddalena il mezzosoprano Michela Nardella. Ma il vero protagonista è proprio colui che doveva esserlo, cioè Rigoletto, interpretato dall’eccellente baritono argentino Fabian Veloz, che a dispetto dell’annunciata indisposizione ha invece vestito benissimo i panni del buffone, mostrandone il carattere e palesandone la sofferenza interiore. Ciò grazie ad una buona presenza scenica, sostenuta da una mimica credibile, ed a un timbro vocale tipico del baritono verdiano, caldo e omogeneo, esteso tanto nelle zone acute che in quelle gravi, con in più un controllo eccellente della mezza voce.
Il teatro di Trento non sarà uno dei massimi templi della lirica, ma certo è che con produzioni come questa per godersi certi spettacoli non sarà più indispensabile fare tanta strada fuori regione.

 

di Paolo Corsi

visto a Trento – Teatro Sociale – 5 dicembre 2014


Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Dicembre 2014 19:14