WAR NOW! PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 13 Maggio 2015 19:51

War Now 1C’è sempre modo per l’umanità di dare il peggio di sé

Che cosa fareste se scoppiasse la Terza Guerra Mondiale? Provate a darvi una risposta ora, qui, dove vi trovate in questo momento, mentre state leggendo. Non lo state facendo, eh. Non seriamente almeno. Già, perché quest’idea è talmente lontana da noi, che abbiamo difficoltà a prenderla in considerazione anche solo per un esercizio teorico. Così come non ci sfiora nemmeno il pensiero che potremmo noi stessi essere degli assassini. Eppure bastano poche domande, garbate ma pertinenti e incalzanti, su temi etici, per dimostrare che le basi delle nostre certezze non sono poi così solide. E’ il gioco con cui inizia lo spettacolo WAR NOW! scritto da Daniele Villa e Valters Sĩlis, il regista lettone che ne cura anche la regia. Con riferimento al format televisivo VH1 Storytellers, lo spettacolo inizia proprio con le interviste al pubblico, che viene sempre più coinvolto nella dimostrazione pratica di come la genesi e gli strumenti di ogni guerra siano sempre gli stessi. Prima ancora che con le armi, la guerra si combatte sul piano psicologico, attraverso il condizionamento dell’opinione pubblica, quale parte integrante di ogni strategia militare, che ha come obiettivo finale l’accettazione del massacro reciproco. Finita la dimostrazione e assodato che una Terza Guerra Mondiale potrebbe realmente scoppiare, si passa alla presentazione di come questa potrebbe essere. Non la guerra tecnologica, devastante e breve, che ci si potrebbe aspettare, ma una guerra non diversa da tutte quelle del passato, che mette uomini contro uomini, in un contatto diretto che li disumanizza, dando via libera alle azioni più feroci e dagli effetti più devastanti. E a guerra conclusa, e pure vinta (ma da chi? e a quale prezzo?), la propaganda non si ferma, limitandosi solo ad aggiornare gli obiettivi, perpetuando con una ripugnante retorica il concetto che la guerra era e rimane giusta.

Il racconto in presa diretta delle azioni di guerra è stavolta totalmente affidato agli attori (bravissimi i tre protagonisti Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri), che con veloci sequenze di forte impatto operano una mirabile e traumatizzante sintesi della guerra. Musiche martellanti, scoppi, spari, fumo, grida, tutto in pochi minuti, come l’azione di un uragano, che giunge all’improvviso, devasta e se ne va. Ma ciò che più inquieta è la trasformazione definitiva del mondo e delle persone, abbruttite e soggiogate dalla nuova morale imposta dalla guerra. Nella patetica cerimonia di inaugurazione del teatro ricostruito (proprio il teatro dove ha luogo la rappresentazione) va in scena il campionario di un’umanità derelitta, che ha perso ogni ricordo di ciò che era. Tra le testimonianze, la più desolante è quella della famigliola sopravvissuta alla guerra: la madre a cui è stato barbaramente ucciso il figlio appena nato parla solo a singhiozzi, mentre il marito, devastato nel fisico, riesce solo a sbiascicare qualche parola per esaltare l’eroismo di chi ha combattuto. Ma i due hanno generato un secondo figlio che ora declama fiero i versi della propria poesiola, inneggianti alla guerra e sprezzanti il nemico. Questi i veri mostri che la guerra ha creato per impossessarsi anche del nostro futuro. E per sottolineare che il tema ci tocca tutti da vicino, ecco il colpo di teatro finale, con la lettura dell’elenco delle vittime, nomi veri di spettatori in sala, raccolti prima della rappresentazione. Del tutto convincente dunque la proposta dell’Associazione Teatrale Pistoiese che assieme a Teatro Sotterraneo (presenza assidua a Centrale Fies - Drodesera) trova un modo originale per ricordare il centenario dello scoppio della grande Guerra. Una proposta moderna soprattutto nel linguaggio teatrale, che attira l’interesse della generazione degli under 35, spesso non pervenuta a teatro.

 

di Paolo Corsi

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Febbraio 2017 22:08