INVISIBILI GENERAZIONI PDF Stampa E-mail
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Domenica 19 Novembre 2017 20:07

Invisibili generazioniIl teatro per mostrare l'invisibile

Spazio Elementare debutta allo Zandonai di Rovereto con INVISIBILI GENERAZIONI, lo spettacolo che parla della migrazione giovanile

Emigrazione e immigrazione sono fenomeni che fanno da sempre parte della storia dell'umanità. Un'umanità irrequieta, fatta di popoli e di individui che si spostano per tante diverse ragioni, che però stanno tutte sotto il cappello di quella che si può semplicemente definire la ricerca della felicità. Ci sono migrazioni che sono più sotto gli occhi o nel ricordo di tutti, da quelle storiche degli emigranti di casa nostra, a quelle attuali dei nuovi immigrati, ma ci sono anche migrazioni di cui non si ha la giusta percezione, benché le statistiche ne riportino numeri importanti. Uno dei fenomeni migratori del momento riguarda le migliaia di giovani che ogni anno lasciano l'Italia (e anche il nostro Trentino), per cercare all'estero un futuro più promettente.
Invisibili generazioni è uno spettacolo teatrale nato nell'ambito del progetto culturale Spazio Elementare (www.spazioelementare.it), che parla di queste generazioni di nuovi giovani emigranti, delle loro aspirazioni, delle difficoltà che incontrano nei nuovi contesti sociali, della nostalgia di casa, dei successi e degli insuccessi. Ma parla anche di chi se ne sta a casa, i parenti preoccupati e allo stesso tempo ottimisti e speranzosi, gli amici che per scelta o necessità non seguono la stessa strada. E li mette tutti sullo stesso piano, poiché se serve coraggio per andare, in certi casi serve coraggio anche per rimanere.
Davide e Marco sono due fratelli orfani di padre e madre, cresciuti da nonna Paola, con la quale vivono praticamente da sempre e che per loro è più che una mamma. Per realizzare una sua grande idea, Davide decide di espatriare, mentre Marco preferisce cercare in patria la propria fortuna. Alla famiglia si aggiunge Arina, una ragazza dell'Est, assunta come badante di nonna Paola e che presto diventerà parte della famiglia. Lo spettacolo racconta delle esperienze, sia quotidiane che straordinarie, di queste persone, dei rapporti interpersonali e del loro modo di affrontare la vita. E lo fa con leggerezza, ironia e profonda riflessione, esplorando sentimenti e situazioni, per dare un'idea di un fenomeno che è sia nuovo e attuale che vecchio come il mondo.


L'allestimento è interessante, godibile e ha la freschezza del nuovo, anche senza serbare particolari sorprese. La narrazione è lineare, contrappuntata da interventi e passaggi che le danno una certa originalità e rendono più accattivante la proposta: le parti cantate (assai bene) e le riflessioni individuali affidate al microfono di una sorta di pulpito allestito in proscenio, le controscene con giochi di ombrelli e di luci, le coreografie tra i pochi ed essenziali elementi scenici, ma soprattutto gli esilaranti intermezzi di una rappresentativa bislacca della classe dirigente. Ad impersonare quest'ultima sono quattro grottesche figure anonime, interamente avviluppate in tutine nere, che si muovono sgraziate, emettendo versi e frasi sconclusionate. Sono coloro che sono stati prescelti per il governo dell'umanità e che appaiono paradossalmente disumanizzati e del tutto incapaci di governare un mondo-pallone sfuggente alla loro comprensione e al loro controllo. Ricordano molto, queste figure, la famosa “Linea” di uno spot di caroselliana memoria, il che le rende simpatiche nella loro ridicola e colpevole impotenza. I momenti che ci offrono sono delle autentiche chicche nello spettacolo.
I protagonisti sono sempre gli stessi quattro attori, fuori e dentro le tutine, dei quali non si può dire che bene. Marco Ottolini, Paola Tintinelli, Valentina Scuderi e Federico Vivaldi sono degli ottimi interpreti, padroni della scena e pressocché perfetti nelle caratterizzazioni dei personaggi. Il merito della regia di Carolina De La Calle Casanova (che è anche l'autrice del testo) è soprattutto quello di sapere allestire al volo i contesti, servendosi solo di pochi espedienti, efficaci inneschi dell'immaginazione.
Lo spettacolo, in prima nazionale, è stato accolto molto favorevolmente da un pubblico mediamente giovane (evento raro a teatro) che si è mostrato da subito amico e che ha indubbiamente apprezzato la proposta.

 

di Paolo Corsi

Visto a Rovereto – Teatro Zandonai – il 16 Novembre 2017

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Novembre 2017 10:40