Intervista ad ANNICK MASSIS, soprano francese protagonista dell'edizione areniana del Barbiere di Siviglia del 2007 PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Settembre 2011 15:46

Verona, luglio 2007

L’artista racconta di sé e della “sua” Rosina

A colloquio con Annick Massis

Incontro con il soprano francese protagonista nel Barbiere di Siviglia

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Annick Massis - Gli Ugonotti

Dopo il debutto al Théâtre du Capitole de Toulouse nel 1991, Annick Massis ha lavorato in molti dei più importanti teatri del mondo ed ora approda per la prima volta all’Arena di Verona per debuttare nel Barbiere di Siviglia, nel ruolo di Rosina. A  pochi giorni dalla “prima” riusciamo a fare con lei una piacevole chiacchierata.

Che effetto le fa l’idea di cantare in un teatro così particolare?

Al primo impatto sono rimasta molto impressionata. E’ un posto grandioso non solo per la vastità degli spazi ma anche per la sua importanza storica. Da quando è stato dedicato alla musica vi si sono esibiti grandissimi artisti, cosa che gli ha conferito un ulteriore prestigio. L’acustica è davvero buona. E’ un vero piacere essere qui!

Come si vive il continuo cambio di luoghi e di colleghi di lavoro?

E’ sicuramente stimolante, anche se il doversi spostare in continuazione è spesso faticoso. Poi però ci si concentra sul lavoro, nel nuovo ambiente, con i nuovi colleghi e l’avventura ricomincia.

Quale aspetto del suo lavoro le piace di più e quale meno?

L’aspetto meno piacevole è la mancanza di tempo libero dovuta all’incalzare degli impegni. Comunque, qui a Verona, conto di riuscire a ritagliarmi qualche momento per godermi la città. L’aspetto più bello è la possibilità di rapportarsi sempre con nuove realtà, direttori e registi, che con le loro diverse sensibilità sono sempre una fonte di arricchimento.

Il fatto che si tratti di un lavoro, con tutti gli obblighi connessi, non rischia di intaccare il fascino di quest’arte?

Dobbiamo dare il meglio di noi sia quando siamo ben disposti sia quando non lo siamo. E’ la difficoltà di questo lavoro, perché non siamo macchine ed ogni volta dobbiamo cercare dentro noi stessi le motivazioni e le risorse per dare il meglio. Occorre trovare ogni volta l’entusiasmo della prima volta.

Come ci si prepara ad interpretare un personaggio?

Annick Massis - La Sonnambula


Quando mi propongono un ruolo mi chiedo per prima cosa se io sono adatta a farlo e se in questo modo posso dare un contributo alla musica. Poi comincio a confrontarmi con lo spartito. Quando giungo alla prova ho una mia idea d'interpretazione, che metto a confronto con quella del direttore e del regista. Da qui comincia un lavoro comune di costruzione del personaggio.

Quanto è impegnativa musicalmente la parte di Rosina?

Rossini ha farcito questo spartito di asperità: trilli, mordenti, canto sillabico e quindi velocità di articolazione, perché il ritmo è sostenuto e ad ogni nota corrisponde una sillaba. In più la  tessitura è molto impegnativa.

In particolar modo per un soprano, o no?

La parte è stata scritta per contralto ed effettivamente si frequenta spesso il registro grave, tuttavia è anche una scrittura che mette in risalto il suono cristallino del soprano. Del resto Rosina è una ragazza giovane e vitale il cui carattere può essere ben rappresentato dalla voce femminile più acuta. Per l’occasione abbiamo recuperato un’aria di Rosina che si esegue raramente, cantata prima della scena del temporale. E’ l’unico pezzo che non canto in tonalità originale, veramente troppo grave, ma trasportata in Fa e senza il “da capo” per volontà del direttore.

Che tipo è la sua Rosina?

E’ una ragazza molto determinata, che sa quello che vuole e come ottenerlo. Non è nemmeno tanto ingenua: chissà se veramente ignora che il Conte D’Almaviva e Lindoro sono la stessa persona? Con la complicità di Figaro porta avanti un gioco mirato al raggiungimento del suo scopo.

E’ vero che i registi d’opera spesso mancano di attenzione alle esigenze del canto?

Io sono bendisposta nei confronti dei registi, perché penso che da loro possano arrivare indicazioni utili a migliorare la propria espressività. Poi se sorgono delle difficoltà se ne può sempre parlare e trovare assieme il modo di superarle.

E’ un lavoro di équipe, dunque?

Certamente. Ci sono tante cose da mettere insieme, lo spettacolo nasce da un costante lavoro di adattamento affinché le varie componenti si armonizzino. Vale anche con i colleghi cantanti: finché si lavora da soli si può solo immaginare quale sarà la sensazione della voce che ti canta accanto e solo al momento del confronto ci si fa l’idea della diversa energia che ti coinvolge. Da quel momento hai molte più indicazioni per riuscire a dare il meglio in quel contesto. Devo dire che questo lavoro di équipe mi piace molto.

Qual è lo stato di salute dell’opera e quale il suo futuro?

Io credo che l’opera stia bene, anche perché vedo la partecipazione di molto pubblico giovane, tuttavia credo anche sia necessario un continuo rinnovamento. C’è bisogno di un nuovo modo di presentare l’opera, più vicino alla nostra cultura moderna, sebbene rispettoso dello spirito originale. Non una modernizzazione fine a se stessa, ma nuove proposte per mantenere attuale lo spirito con cui sono nate le opere.

E se le novità arrivassero da nuove opere scritte da compositori contemporanei?

Personalmente sono ben disposta verso la musica contemporanea, ma spesso non l’ho trovata adatta alla mia vocalità. Comunque se un compositore scrivesse qualcosa di nuovo per me, mi cimenterei volentieri. In fondo desidero vivere nel mio secolo.

Cosa fa prima di andare in scena?

Cerco soprattutto la tranquillità, per concentrarmi e rilassarmi.

Vuole dire che alla tensione non si fa l’abitudine?

Annick Massis e Paolo Corsi - Verona 2007

Assolutamente no, anzi, ora è ancora peggio che agli inizi! Per fortuna sul palcoscenico si godono momenti bellissimi, di grande emozione, che ripagano ogni sacrificio. Ciò che il pubblico riesce a darti in certi momenti è impagabile.

Cosa fa Annick Massis quando non è su un palcoscenico?

Il problema è che ci sto sempre! No, in realtà nei momenti di stacco dal lavoro sto con la famiglia, faccio jogging, leggo e comunque continuo a studiare. Amo il mare e quando posso cerco il contatto con la natura, per ricaricarmi. Questi momenti sono ciò che più mi manca quando lavoro. Può non sembrare, ma il nostro è un lavoro duro, che affronti solo con tanta passione.

di Paolo Corsi

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Aprile 2012 13:19