Intervista a MARIO LANARO, docente di Esercitazioni Corali al Conservatorio Dall'Abaco di Verona PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Settembre 2011 16:04

Malo (VI) - 24 dicembre 2008

Mario Lanaro

Creare, eseguire e istruire. Così il musicista di Malo avvicina la musica alla gente e la gente alla musica.

Noto ed apprezzato musicista vicentino, Mario Lanaro è veronese di adozione, per la ormai quindicennale attività al conservatorio Dall'Abaco, dove insegna esercitazioni corali  e per la collaborazione ad iniziative locali come Coroanch'io, stage per direttori organizzato dall'Accademia Musicale Martinelli e appena concluso.

Mario Lanaro - Studio

Lanaro ha fatto della divulgazione della musica il suo impegno quotidiano, che svolge attraverso la composizione, l’esecuzione e la didattica, con stile e metodi innovativi sempre più apprezzati. Ama fare musica, ma anche parlarne, e l’occasione per conoscerlo meglio diventa un piacevole ed interessante incontro.

Qual è innanzitutto lo stato di salute della coralità?

E' buono, c’è un certo fermento ed un recupero della qualità, che ultimamente si era un po’ persa. Sta però cambiando il modo di far coro: una volta era soprattutto vivere un momento socializzante, mentre ora non è più del tutto così. Nei molti giovani che si avvicinano al canto, prevale una motivazione artistica, che impone l’adeguata preparazione dei direttori. E’ una trasformazione legata al ricambio generazionale, che a volte i cori fanno fatica ad accettare, rischiando di pagarne le conseguenze.

Come a dire: o si cambia o si muore?

E' un dato di fatto di cui va preso atto senza fare drammi. Del resto è la sorte toccata anche alle antiche cantorie delle chiese, anche se più per cause sociali, culturali e di moda: si è lasciato spazio ai cori giovanili ed all’idea di rendere tutto molto quotidiano e immediatamente accessibile, con il conseguente abbassamento del livello qualitativo. Quello dei cori di oggi però è più un problema legato al modo di proporre la propria offerta musicale.

Cioè?

Un coro non può più permettersi di orientare la sua azione in maniera preponderante verso l'attività sociale, organizzando feste, gite, premiazioni ed altri eventi extramusicali. Tutte cose lodevoli, ma che non c’entrano con la musica. Spesso i cori impongono all’ascoltatore momenti legati alla propria vita, che interessano poco o niente. Il pubblico viene per ascoltare della musica, non per assistere alla consegna delle targhe o ai discorsi delle autorità. Non ci sarebbe niente di male a destinare queste cose ad altre occasioni.

Però si è sempre fatto così. Sono cambiate le esigenze del pubblico?

Sono cambiati i ritmi di vita, che sono più veloci. Ed il coro è uno strumento lento. Chi decide di ascoltarlo gli deve dedicare tutta la propria attenzione per l’intera durata dell’esecuzione. Non è come ammirare un quadro per un tempo a piacere. Quindi va proposto l'essenziale evitando, per esempio, di tediare con presentazioni lunghe e noiose. La protagonista di un concerto deve essere la musica.

E se il problema fosse proprio la musica proposta?

Non c'è dubbio che un certo rinnovamento dei repertori, dando spazio a nuove idee e nuovi compositori, gioverebbe a tutti. Materiale su cui lavorare ce ne sarebbe, anche senza prestiti dalle tradizioni straniere, così accattivanti per i giovani. La musica leggera italiana, tanto per dire, offre tantissimo per un approfondimento ed un’esperienza corale. Penso ad esempio ad autori come Fabrizio De André, che ha una musica ricchissima di spunti per nuove composizioni ed esecuzioni. Ma così anche molte altre realtà della tradizione italiana. D’altra parte c'è anche tanta musica di assoluto valore che merita di essere diffusa e fatta apprezzare in maniera più efficace.

Significa una maggior diffusione della cultura musicale?

Si, ma non si tratta di far diventare tutti degli intenditori. Che per apprezzare la musica sia necessario intendersene è un grosso malinteso. Come giudichiamo un dipinto anche senza sapere di storia dell'arte o un libro anche senza essere laureati in lettere, così dovremmo accostarci alla musica senza timori. Gli americani usano il verbo to play, per dire sia suonare che giocare. Hanno inventato i metodi che ti fanno suonare Per Elisa con due dita. Non c'è niente di male in un approccio di questo tipo, se riesce ad avvicinare alla musica. Poi ciascuno deciderà se approfondire o fermarsi lì. D'altra parte ci si dovrebbe convincere che alla musica, come anche al teatro e alla danza, bisognerebbe dare più spazio all'interno della formazione scolastica. Sono discipline che fanno parlare il corpo, sempre meno abituato ad esprimersi, perché sostituito dalla tecnologia. E' una questione di formazione della persona nel senso totale. Ma ci sono già dei segnali positivi.

Qualche esempio?

In alcune scuole dove svolgo la mia attività c’è un livello di qualità che sta crescendo in maniera importante. Si comincia a lavorare sull’aspetto sensoriale, la respirazione, la dizione e così via, fino a far riconoscere e riprodurre i suoni. Alla fine i bambini cantano tutti e alcuni già cominciano a leggere la musica. Davvero notevole. Non si tratta di preparare il coretto per il saggio di fine anno, ma di fare un' esperienza formativa significativa, prendendo coscienza che il canto da solo merita una sua attenzione. Così dalla sensorialità e traduzione in semplici fonemi si passa alla canzone cantata in coro. Questo vuol dire avere un maestro davanti, a cui devi dedicare tre minuti di attenzione. E’ un esercizio di concentrazione e autonomia importante per bambini che sono abituati a cambiare canale con il telecomando appena si stufano di un programma. In questo senso l’educazione corale è particolarmente importante.

Mario Lanaro - Concerto Brigata Alpina

E’ un processo educativo che non andrebbe abbandonato dopo la scuola dell’obbligo.

Fortunatamente si riesce a fare un buon lavoro anche con i cori giovanili scolastici, dove l’obiettivo è far passare il messaggio che fare musica è riscoprire cose essenziali della nostra vita. E’ un lavoro su se stessi che usa la musica come mezzo. La musica può aiutare a contrastare la tendenza ad isolarsi e a valorizzare la fisicità e le potenzialità espressive del nostro corpo.

Non sembra però che i programmi delle scuole superiori abbiano recepito queste indicazioni formative.

In alcuni casi la situazione è addirittura paradossale: si studiano Pascoli, Manzoni e Dante e non si parla di Mozart, Beethoven o Vivaldi. C’è chi, grazie a studi di storia dell’arte sa descrivere la facciata di un palazzo cinquecentesco e per contro non ha mai ascoltato una messa di Palestrina. Come se lo spirito culturale di un certo periodo storico avesse influenzato alcune forme dell’arte e non altre.

Quando si tornerà, anche in Italia, a riconoscere alla musica il suo alto valore formativo?

Un certo modo di presentare le cose non può lasciare indifferenti. In giro per il mondo si stanno facendo cose incredibili. Si pensi al Venezuela e al metodo Abreu, tanto caro a un grande musicista come Claudio Abbado: attraverso la musica tanti giovani sono stati strappati alle bande criminali ed hanno trovato prospettive di futuro. Ma anche qui a Verona si fanno delle bellissime esperienze, come il progetto Disegnare Musica di Elisabetta Garilli, che considera l’insegnamento musicale uno strumento per la migliore formazione umana. Sono segnali incoraggianti.

Al di fuori del mondo scolastico, in che modo si può fare opera di sensibilizzazione?

Molte associazioni e gruppi che operano nel campo musicale hanno capito che con interventi di un certo tipo si può fare molto a favore della musica. Coroanch’io, per esempio, è un’iniziativa che intende dare una formazione di un certo tipo ai direttori, che sono le persone che hanno la maggior responsabilità nella preparazione di un coro. Non si tratta solo di conoscere la musica, ma anche di saper catturare l’attenzione di chi ti sta di fronte, esternare l’entusiasmo, la tranquillità e l’amore per quello che stai facendo.

Ed al termine di questo incontro l’impressione che il maestro Lanaro ci lascia è proprio quella di una grande e contagiosa passione per la musica.



Chi è.

Organista e compositore, direttore di coro e orchestra, docente e studioso, inizia giovanissimo a dirigere cori, sua principale attività. Alla guida di varie formazioni ha vinto prestigiosi concorsi nazionali, mentre analoghi riconoscimenti sono giunti dalla sua attività di compositore. Dal 1993 è titolare della cattedra di Esercitazioni Corali al Conservatorio E.F. Dall’Abaco di Verona. Nel 2005 è stato invitato al prestigioso Busan Cultural Center, in Corea del Sud, dove ha diretto La Traviata di Verdi. E’ consulente di gruppi corali e strumentali, autore di varie pubblicazioni ed organizzatore di corsi di perfezionamento. Con Scrivi che ti canto ha ideato un concorso poetico e musicale riservato alla scuola dell’obbligo. Per il suo particolare metodo didattico è molto richiesto da gruppi corali e scuole.

www.mariolanaro.it

 


 

di Paolo Corsi

 

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Aprile 2012 13:18