L'AUTONOMIA DEL TRENTINO, istruzioni per gli ignoranti PDF Stampa E-mail
Martedì 27 Settembre 2011 15:41

La vocazione all’autonomia di una regione di confine

La regione Trentino-Alto Adige/Südtirol possiede una vocazione all’autonomia millenaria. Dalla nascita dei principati vescovili di Trento e Bressanone, istituiti nel 1027 dall’imperatore Corrado II, la storia di questa regione è una storia di rivendicazione del diritto ad amministrarsi autonomamente. Per tutto il Medio Evo, passando per il periodo asburgico e napoleonico fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le popolazioni locali hanno sempre cercato di avere una certa autonomia dal potere centrale, vuoi che questo si chiamasse Contea del Tirolo, Impero Austroungarico o Regno d’Italia.

La mescolanza di popolazioni di differente lingua e cultura in questa terra di confine tra il mondo italiano e quello tedesco è alla base dell’insofferenza nei confronti dei governi centrali e centralisti. La convivenza è stata spesso difficile perché ciascun gruppo, quando era debole, rivendicava un governo autonomo, mentre l’altro, quando era più forte, cercava di negarglielo. Fu così che il gruppo italiano perse l’autonomia quando il Trentino fu unito al Tirolo e passò sotto il governo dell’Impero Austriaco nel 1815. Analogamente furono poi le popolazioni di lingua tedesca a perdere l’autonomia con il passaggio dell’intera zona sotto il governo italiano dal 1918 al 1945. In definitiva, l’autonomia nasce dalla difficoltà ad imporre il controllo di un governo di parte ad una regione in cui convivono etnie diverse. Nasce da questa constatazione l’accordo Degasperi-Gruber del 1946 a tutela delle popolazioni di lingua tedesca: “Gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento godranno di completa eguaglianza di dirittti rispetto agli abitanti di lingua italiana”. L’accordo porterà alla nascita dello Statuto di Autonomia del Trentino-AltoAdige/Südtirol, che è legge costituzionale promulgata nel 1948. Le altre regioni a statuto autonomo italiane sono la Sicilia, la Sardegna, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta. L’autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol è però particolare per il fatto che anche le due provincie di Trento e Bolzano sono a loro volta autonome, per effetto della modifica dello Statuto del 1972.

L’autonomia della Provincia Autonoma di Trento

Autonomia significa poter emanare e approvare in molti settori leggi valide solo per il proprio territorio. Compito della Provincia è tutelare e salvaguardare le minoranze e la loro cultura (tedesca, ladina, mochena, cimbra) oltre a promuovere il bene comune di tutta la popolazione. La Provincia opera in questo senso in base alle sue competenze, che riguardano, tra l’altro, la conservazione e valorizzazione dei beni di interesse artistico e storico, la tutela del paesaggio, la viabilità, l’istruzione e la sanità (tanto per intenderci, le cose che meglio funzionano rispetto al resto d’Italia). E adesso viene il bello: le risorse finanziarie per realizzare tutto questo derivano dalle imposte, che sono la principale fonte di ricchezza della provincia. Nel resto d’Italia (eccetto le regioni autonome) i cittadini pagano le tasse allo Stato, che poi decide dove e come spendere i soldi raccolti. Per quanto riguarda la Provincia di Trento, invece, lo Stato, dopo aver raccolto le imposte dei trentini, ne riconsegna una gran parte alla provincia Autonoma. Da un lato è dunque FALSO che le disponibilità finanziarie della Provincia di Trento derivino da risorse sottratte ai cittadini delle altre regioni, mentre dall’altro è VERO, stando ai risultati sotto gli occhi di tutti, che i cittadini trentini sono dei contribuenti particolarmente virtuosi. Per questo motivo l’autonomia trentina non andrebbe considerata un privilegio, ma un grande patrimonio di cultura e civiltà, oltreché un esempio da seguire. Con buona pace di tutti i suoi oppositori. “Trentino, l’Italia come dovrebbe essere”.

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Maggio 2012 18:51
 

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