PROPRIETA' INTELLETTUALE E COPYRIGHT, una lezione dal software libero PDF Stampa E-mail
Venerdì 28 Ottobre 2011 21:24

La recente edizione annuale del LinuxDay ha fornito l’occasione per tornare a riflettere sull’utilizzo del software libero, non solo in ambito privato, ma anche nei vari settori della vita pubblica. A Trento, per l’evento organizzato dal LinuxTrent, si è svolto un interessante dibattito con i rappresentanti della politica (l’assessore provinciale all’istruzione Marta Dalmaso), del lavoro, della ricerca, della scuola e della pubblica amministrazione. Oltre agli evidenti vantaggi economici (nonché tecnici, di stabilità e affidabilità), sono state messe in evidenza le ripercussioni sociali e gli aspetti etici dell’utilizzo del software libero, tirando in ballo i concetti di libertà e condivisione. La libertà formulata nelle quattro espressioni: poter eseguire il programma per qualsiasi scopo, studiare il programma e modificarlo, ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo, migliorare il programma e ridistribuirne pubblicamente i miglioramenti in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. Circa la condivisione basti dire che il software non è una merce, ma una formalizzazione della conoscenza, perciò favorire la libera diffusione del software significa promuovere la libera circolazione del sapere.

Del resto, quale progresso scientifico e tecnologico avremmo avuto senza la condivisione del sapere? Anzi, ci sono casi emblematici che dimostrano come sia controproducente, anche economicamente, cercare di blindare il sapere al solo scopo di trarne profitto. Ne fa una bella descrizione Linus Torvalds (l’inventore di Linux) nel suo libro “Rivoluzionario per caso”. Torvalds cita l’esempio dell’atteggiamento dell’editoria musicale a protezione del proprio business, quando questa cercò in tutti i modi di blindare i contenuti dei CD. Le persone a cui piacevano solo uno o due brani di un certo musicista, per poterli ascoltare erano obbligate a comperare il CD con tutti gli altri brani. Questo atteggiamento di chiusura stimolò la ricerca di vie alternative, portando alla nascita degli MP3, attualmente la tecnologia da cui arriva il maggior danno economico per le case discografiche. Questo per dire, al di là delle opinioni, che se si cerca di imporre una direzione obbligata al fluire del progresso (come per il fluire dell’acqua, nella similitudine usata da Torvalds), si finisce solo con l’incentivare la ricerca di vie alternative. Pensare di campare vita natural durante grazie agli introiti assicurati dal diritto di avere avuto per primi un’idea, ostacola il progredire comune ed anche il proprio personale. Sia chiaro però che tutto questo non c’entra nulla con la cosiddetta proprietà intellettuale. Questa non rappresenta altro che l’inscindibile legame tra la cosa creata ed il suo creatore. Nessuno mette in dubbio la paternità di un invenzione, ma l’avere un creatore non vuol dire non poter fare della creatura un qualcosa di utile per tutti. Tutti sanno che l’inventore di Linux è Linus Torvalds (che a sua volta si è servito di idee di altri), ma nessuno dirà mai che Linux appartiene a Linus Torvalds, meno di tutti lo stesso Torvalds. Prima di entrare nel dettaglio della produzione artistica, facciamo un ulteriore distinguo: “libero” non significa per forza “gratis”. Posso avere accesso ad un software, studiarlo, trarne informazioni utili, ma essere tenuto a pagare per il suo utilizzo, così come posso utilizzare gratuitamente un software di cui non mi è dato conoscere il codice sorgente. Detto così tutto questo può sembrare un'utopia, ma le aziende che producono software libero non sono enti di beneficenza. E' ampiamente dimostrato che si può fare business anche con questa mentalità e che anzi siano maggiori le probabilità di successo nel tempo. Ora cosa possiamo dire di un testo teatrale che ho faticosamente messo insieme? Lì dentro c’è la mia fantasia, la mia storia, il mio stile, insomma una parte significativa di me. Il copyright è mio, nel senso che mia è la proprietà intellettuale. E mi darebbe molto fastidio che ciò non mi venisse riconosciuto. Eppure è ovvio che ho tutto l'interesse a condividerlo, per farlo conoscere e rappresentare. Se qualcuno, mettendolo in scena, ci fa sopra un guadagno, è giusto che io abbia la mia parte. Nel caso di una rappresentazione teatrale l’autore del testo ha diritto al 10% dell’incasso. Il resto va a chi ci ha messo del suo: la compagnia, i proprietari del teatro, i gestori del botteghino ed anche chi tutela gli interessi dell’autore, la famigerata SIAE. La Società Italiana Autori ed Editori viene percepita come un terzo incomodo che ha il solo scopo di guadagnare alle spalle degli altri. Il tributo dovuto viene visto alla stregua di un “pizzo”, dimenticando però che quello della SIAE è a sua volta un lavoro, che come tale ha diritto ad un compenso. Recentemente la diffusione della tecnologia ha creato delle grosse falle nel muro di protezione eretto a difesa dei diritti degli autori ed è diventato molto più difficile tutelarne le opere. Ancora una volta però, se la storia insegnasse, non dovrebbe essere la repressione il metodo usato, ma la dissuasione. Repressione significa erigere barriere ancora più alte, inasprendo le pene per i reati di pirateria o chiudendo siti che forniscono servizi peer to peer o addirittura costringere gli ISP (i fornitori di accesso a Internet) a fare da controllori, con pene pesanti se non lo fanno a dovere. Dimenticando che gli ISP forniscono tecnologia e sono responsabili del suo efficiente funzionamento, mentre non possono esserlo per l’utilizzo che altri ne fanno. Sarebbe come se, per impedire che si imbrattino i muri, si multasse il proprietario del muro per non aver vigilato a dovere. Molto più efficace è certo la dissuasione. Ma i mezzi dissuasivi dovrebbero presentarsi come alternative con un forte appeal sui potenziali trasgressori e non come qualcosa che è solo repressione mascherata. Le strade potrebbero essere tante: dall’abbassamento del costo di CD e DVD (in modo da rendere poco concorrenziale la ricerca, il download, la masterizzazione dei contenuti); alla possibilità di avere solo quanto richiesto (la singola canzone anziché l’intero CD) scaricando a pagamento (ad un prezzo davvero giusto) i singoli mp3; all’abbassamento del costo dei libri in formato elettronico (l’attuale costo è sproporzionato rispetto alla versione cartacea, e ciò per motivi legati all’organizzazione commerciale, che non hanno nulla a che vedere con il diritto d’autore). In conclusione, stabilito ciò che è giusto per tutti, produttori e fruitori, non è con le cannonate che si dovrebbe combattere la pirateria, ma facendo in modo che questa non sia più conveniente, operando nel contempo un’operazione culturale simile a quella legata al mondo del software libero, dove c’è il rispetto per il lavoro degli altri, oltre a, diciamocelo, la possibilità di un giusto guadagno per tutti. In altre parole, un modello di società più civile e democratico.

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Aprile 2012 13:20
 

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